Warning: Creating default object from empty value in /home/customer/www/misericordiasanpieropatti.org/public_html/plugins/system/foreversessions/foreversessions.php on line 33
FAQ - Fraternita di Misericordia di San Piero Patti images/loghi/logo_feed_rss.png
Logo
FAQ
(Tempo di lettura: 3 - 6 minuti)

faq big


 

Le Frequently Asked Questions, meglio conosciute con la sigla FAQ, sono letteralmente le "domande poste frequentemente";

più esattamente sono una serie di risposte stilate direttamente dal'Azienda, in risposta alle domande che gli vengono poste, o che ritiene gli verrebbero poste, più frequentemente dagli utilizzatori di un certo servizio: soprattutto su internet e in particolare nel web e nelle comunità virtuali vi sono domande ricorrenti alle quali si preferisce rispondere pubblicamente con un documento affinché non vengano poste troppo spesso, in modo da sciogliere i dubbi dei nuovi utenti.


 

1. Cosa si intende per "servizi sociali"?
Non esiste una definizione univoca di servizi sociali. L'idea stessa del sociale può essere anche molto diversa a seconda del punto di vista che assumiamo: ad esempio, comunemente ci riferiamo ai servizi alla persona di carattere assistenziale (es. assistenza domiciliare agli anziani, strutture residenziali e semiresidenziali per anziani, diversamente abili ecc.); tuttavia l'Unione Europea e oggi sempre più diffusamente anche i livelli nazionali e regionali - tende a legare l'azione sociale al superamento di condizioni di svantaggio, prima fra tutte quella di esclusione sociale dal mercato del lavoro e dalle opportunità economiche, spostando così l'accento sugli aspetti di inclusione sociale. In alcuni casi si fa riferimento in modo quasi esclusivo all'organizzazione dei servizi sociali da parte dei soggetti pubblici, in altri si allarga la sfera di riferimento anche a quelli del privato e del privato sociale, introducendo altresì il concetto di sistema integrato. Si possono inoltre sottolineare maggiormente gli aspetti di risposta al problema sociale piuttosto che considerare anche le azioni di prevenzione, di promozione e di partecipazione. E così via. Indicativamente riportiamo una definizione introdotta dal DLgs. 112/1998 art. 2 c.1: per servizi sociali si intendono tutte le attività relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti ed a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona umana incontra nel corso della sua vita, escluse soltanto quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario, nonché quelle assicurate in sede di amministrazione della giustizia.

2. Cosa si intende per "sistema integrato degli interventi ee dei servizi sociali"?
Il sistema integrato di interventi e servizi sociali è un concetto che definisce la modalità generale di organizzazione delle politiche sociali in Italia, introdotto dalla Legge Quadro n° 328 del 2000. Come definisce la legge stessa, il sistema integrato si realizza mediante politiche e prestazioni coordinate nei diversi settori della vita sociale, integrando servizi alla persona e al nucleo familiare con eventuali misure economiche, e la definizione di percorsi attivi volti ad ottimizzare l'efficacia delle risorse, impedire sovrapposizioni di competenze e settorializzazione delle risposte [art.22 c. 1]

3. Quale è la normativa di riferimento per l'organizzazione dei servizi sociali?

L'universo del sociale è estremamente ampio e si comprende interventi e servizi per anziani, diversamente abili, minori, tossicodipendenti, carcerati, senza fissa dimora ecc. Da un punto di vista normativo, molti di questi ambiti di intervento sono stati interessati da leggi specifiche di settore (es. per la diversa abilità la legge quadro n°104 del 1992, per l'infanzia e l'adolescenza la legge quadro n°285 del 1997 ecc.). Al di là di queste leggi specifiche di settore, l'intervento legislativo organico per l'intero ambito dei servizi sociali è rappresentato dalla Legge Quadro n° 328 del 2000 sul Sistema Integrato degli Interventi e dei Servizi Sociali. La legge, particolarmente innovativa, ridisegna complessivamente l'organizzazione delle politiche sociali ispirandole a principi di universalismo selettivo delle prestazioni, alla programmazione, alla partecipazione degli enti di terzo settore e della società civile, alla responsabilità amministrativa degli Enti Locali, alla sussidiarietà orizzontale e verticale, all'integrazione socio-sanitaria. Nel 2001 con la Legge Costituzionale n° 3 si è modificato il titolo V della Costituzione, introducendo un modello di regionalizzazione che prevede una competenza legislativa esclusiva delle Regioni per le politiche sociali, fatto salvo per i livelli essenziali delle prestazioni. Tale mutamento ha di fatto minato la tenuta complessiva della legge 328/2000 i cui principi tuttavia stanno ispirando gran parte dei modelli organizzativi regionali delle politiche sociali. Oggi resta ancora in vigore la legge quadro nazionale e i decreti e i regolamenti attuativi (es. in materia di affidamento dei servizi alla persona, di requisiti minimi funzionali e organizzativi per le strutture sociali ecc.), così come restano in vigore le singole leggi di settore. Assume però fondamentale importanza la legislazione regionale, con i rispettivi provvedimenti attuativi.

4. Quali sono i principali canali di finanziamento delle politiche sociali?
Al di là di specifiche misure, vincoli e modelli organizzativi che a livello regionale e/o locale sono previste per le politiche sociali, il terzo settore è considerato quale soggetto attivo del sistema integrato degli interventi e dei servizi e, in quanto tale, chiamato a vario titolo a partecipare non solo alla gestione delle attività, ma anche alla programmazione e alla progettazione delle politiche secondo il principio di sussidiarietà. Questo fatto determina a livello di ambito territoriale, di zona sociale o socio-sanitaria (livello sovra-comunale) il luogo in cui si concertano e si programmano le politiche per il territorio. Lì confluiscono le risorse pubbliche dedicate ai servizi sociali. Il problema delle risorse è oggi un problema centrale, data la compressione dei finanziamenti a disposizione, a fronte di una crescita quanti-qualitativa della domanda assistenziale. Anche il terzo settore pertanto è costretto a cercare nuovi e diversi canali di finanziamento oltre a quello pubblico e oltre alla capacità propria di offerta di servizi come volontariato, importanti nel quadro complessivo dell'offerta assistenziale per le comunità locali. La partecipazione del privato for profit in ragione di una visione socialmente responsabile dell'impresa ancora non decolla nei contesti locali. Sono al contrario importanti le opportunità offerte dai Centri di Servizio per il Volontariato e dal sistema delle Fondazioni Bancarie. Resta limitata solo ad alcune specifiche tipologie di intervento o ad integrazioni dei costi dei servizi, la capacità e/o la propensione dei singoli e delle famiglie ad acquistare prestazioni socio-assistenziali sul mercato privato.

5. A chi ci si può rivolgere in Confederazione Misericordie, per informazioni, consulenze e progetti per i servizi sociali?
L'Area Sviluppo della Confederazione Misericordie da anni ha avviato un servizio qualificato di assistenza e accompagnamento per la progettazione e l'organizzazione dei servizi e delle strutture in ambito socio-assistenziale, con l'impiego di collaboratori che, provenendo dal Movimento Misericordie, oltre alla competenza professionale, possono offrire un orientamento etico in linea con i valori fondanti delle nostre Confraternite.   Clicca per ascoltare il testo!   Le Frequently Asked Questions, meglio conosciute con la sigla FAQ, sono letteralmente le domande poste frequentemente; più esattamente sono una serie di risposte stilate direttamente dalAzienda, in risposta alle domande che gli vengono poste, o che ritiene gli verrebbero poste, più frequentemente dagli utilizzatori di un certo servizio: soprattutto su internet e in particolare nel web e nelle comunità virtuali vi sono domande ricorrenti alle quali si preferisce rispondere pubblicamente con un documento affinché non vengano poste troppo spesso, in modo da sciogliere i dubbi dei nuovi utenti.   1. Cosa si intende per servizi sociali?Non esiste una definizione univoca di servizi sociali. Lidea stessa del sociale può essere anche molto diversa a seconda del punto di vista che assumiamo: ad esempio, comunemente ci riferiamo ai servizi alla persona di carattere assistenziale (es. assistenza domiciliare agli anziani, strutture residenziali e semiresidenziali per anziani, diversamente abili ecc.); tuttavia lUnione Europea e oggi sempre più diffusamente anche i livelli nazionali e regionali - tende a legare lazione sociale al superamento di condizioni di svantaggio, prima fra tutte quella di esclusione sociale dal mercato del lavoro e dalle opportunità economiche, spostando così laccento sugli aspetti di inclusione sociale. In alcuni casi si fa riferimento in modo quasi esclusivo allorganizzazione dei servizi sociali da parte dei soggetti pubblici, in altri si allarga la sfera di riferimento anche a quelli del privato e del privato sociale, introducendo altresì il concetto di sistema integrato. Si possono inoltre sottolineare maggiormente gli aspetti di risposta al problema sociale piuttosto che considerare anche le azioni di prevenzione, di promozione e di partecipazione. E così via. Indicativamente riportiamo una definizione introdotta dal DLgs. 112/1998 art. 2 c.1: per servizi sociali si intendono tutte le attività relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti ed a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona umana incontra nel corso della sua vita, escluse soltanto quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario, nonché quelle assicurate in sede di amministrazione della giustizia. 2. Cosa si intende per sistema integrato degli interventi ee dei servizi sociali?Il sistema integrato di interventi e servizi sociali è un concetto che definisce la modalità generale di organizzazione delle politiche sociali in Italia, introdotto dalla Legge Quadro n° 328 del 2000. Come definisce la legge stessa, il sistema integrato si realizza mediante politiche e prestazioni coordinate nei diversi settori della vita sociale, integrando servizi alla persona e al nucleo familiare con eventuali misure economiche, e la definizione di percorsi attivi volti ad ottimizzare lefficacia delle risorse, impedire sovrapposizioni di competenze e settorializzazione delle risposte [art.22 c. 1]3. Quale è la normativa di riferimento per lorganizzazione dei servizi sociali?Luniverso del sociale è estremamente ampio e si comprende interventi e servizi per anziani, diversamente abili, minori, tossicodipendenti, carcerati, senza fissa dimora ecc. Da un punto di vista normativo, molti di questi ambiti di intervento sono stati interessati da leggi specifiche di settore (es. per la diversa abilità la legge quadro n°104 del 1992, per linfanzia e ladolescenza la legge quadro n°285 del 1997 ecc.). Al di là di queste leggi specifiche di settore, lintervento legislativo organico per lintero ambito dei servizi sociali è rappresentato dalla Legge Quadro n° 328 del 2000 sul Sistema Integrato degli Interventi e dei Servizi Sociali. La legge, particolarmente innovativa, ridisegna complessivamente lorganizzazione delle politiche sociali ispirandole a principi di universalismo selettivo delle prestazioni, alla programmazione, alla partecipazione degli enti di terzo settore e della società civile, alla responsabilità amministrativa degli Enti Locali, alla sussidiarietà orizzontale e verticale, allintegrazione socio-sanitaria. Nel 2001 con la Legge Costituzionale n° 3 si è modificato il titolo V della Costituzione, introducendo un modello di regionalizzazione che prevede una competenza legislativa esclusiva delle Regioni per le politiche sociali, fatto salvo per i livelli essenziali delle prestazioni. Tale mutamento ha di fatto minato la tenuta complessiva della legge 328/2000 i cui principi tuttavia stanno ispirando gran parte dei modelli organizzativi regionali delle politiche sociali. Oggi resta ancora in vigore la legge quadro nazionale e i decreti e i regolamenti attuativi (es. in materia di affidamento dei servizi alla persona, di requisiti minimi funzionali e organizzativi per le strutture sociali ecc.), così come restano in vigore le singole leggi di settore. Assume però fondamentale importanza la legislazione regionale, con i rispettivi provvedimenti attuativi. 4. Quali sono i principali canali di finanziamento delle politiche sociali?Al di là di specifiche misure, vincoli e modelli organizzativi che a livello regionale e/o locale sono previste per le politiche sociali, il terzo settore è considerato quale soggetto attivo del sistema integrato degli interventi e dei servizi e, in quanto tale, chiamato a vario titolo a partecipare non solo alla gestione delle attività, ma anche alla programmazione e alla progettazione delle politiche secondo il principio di sussidiarietà. Questo fatto determina a livello di ambito territoriale, di zona sociale o socio-sanitaria (livello sovra-comunale) il luogo in cui si concertano e si programmano le politiche per il territorio. Lì confluiscono le risorse pubbliche dedicate ai servizi sociali. Il problema delle risorse è oggi un problema centrale, data la compressione dei finanziamenti a disposizione, a fronte di una crescita quanti-qualitativa della domanda assistenziale. Anche il terzo settore pertanto è costretto a cercare nuovi e diversi canali di finanziamento oltre a quello pubblico e oltre alla capacità propria di offerta di servizi come volontariato, importanti nel quadro complessivo dellofferta assistenziale per le comunità locali. La partecipazione del privato for profit in ragione di una visione socialmente responsabile dellimpresa ancora non decolla nei contesti locali. Sono al contrario importanti le opportunità offerte dai Centri di Servizio per il Volontariato e dal sistema delle Fondazioni Bancarie. Resta limitata solo ad alcune specifiche tipologie di intervento o ad integrazioni dei costi dei servizi, la capacità e/o la propensione dei singoli e delle famiglie ad acquistare prestazioni socio-assistenziali sul mercato privato. 5. A chi ci si può rivolgere in Confederazione Misericordie, per informazioni, consulenze e progetti per i servizi sociali?LArea Sviluppo della Confederazione Misericordie da anni ha avviato un servizio qualificato di assistenza e accompagnamento per la progettazione e lorganizzazione dei servizi e delle strutture in ambito socio-assistenziale, con limpiego di collaboratori che, provenendo dal Movimento Misericordie, oltre alla competenza professionale, possono offrire un orientamento etico in linea con i valori fondanti delle nostre Confraternite.

Copyright © Misericordia di San Piero Patti | Tutti i Diritti Riservati.
Clicca per ascoltare il testo!